Jacopo's profileThe Radio is BrokenPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 14

    La teoria : I - A Trick of the Tail

    Venne il tempo in cui un uomo, con la barba bianca, un pastore, si sedette sulla spiagga a contemplare il fiume.Egli non aveva certo avuto una buona giornata. Qualche stronzo gli aveva, infatti, rubato tutte le pecore. Sua moglie lo aveva tradito ed era scappata con quel bellimbusto del vicino, e la legge si rifiutava di tutelarlo perché non aveva abbastanza soldi.
    Si chiedeva tra se e se, se tutto fosse finito lì. Non c'era forse punizione? A che serve essere onesti?

    La risposta corretta era, ovviamente, "a niente". Ma il pastore con lo sguardo perso sulle onde che si frastagliavano ci rimase a pensare su, e pensava, e pensava. E con un atmosfera del genere la bottiglia di vino appariva ancora più bella. Quindi cominciò a bere e pensare, bere e pensare, bere e pensare, bere e pensare finché non fu completamente ubriaco.
    A questo punto cominciò nella sua testa un delirio assurdo; forse la fine non c'è mai, forse è proprio quello che c'è dopo la presunta fine il nostro premio o castigo, forse l'uomo è così bastardo perché è messo alla prova da un'entità superiore che nemmeno noi possiamo immaginare. Ma certo, doveva essere così!
    Quindi, ancora stordito dall'alcool si alzò da dov'era seduto, andò in paese e bussò di porta in porta: il mondo doveva sapere.

    Cominciò da Franceschi, il manovale che aveva il turno di notte.

    *TOC TOC*
    "Chi xe, che so drio dormire, che a go da lavorare stanote, cielo bestia!" (nota, a quei tempi le bestemmie non erano ancora state inventate)
    "Salve, sono Filippo Pietro Antonio Michele Stefano"
    "Senti, sito drio torme par el cuò? Vara che no go voia. No te po essere 5 persone"
    "No, figliolo, non hai capito. Il mio nome è Filippo Pietro Antonio Michele Stefano"
    "Va beh, va beh. Sa voto da mì? Chi casso sito?"
    "Sono il pastore"
    "Ah! Il becco! E cosa poso fare par ti, becco?"
    "Figliolo, rimangia le tue parole, perché credimi, presto te ne pentirai"
    "Sito drio minaciarme? Vara che toò 'na clava e tea meto su par il cuo"
    "No, no, ascoltami. Cosa pensi succeda quando muoriamo?"
    "Un cazzo. Muoriamo e basta"
    "Ebbene no, ho scoperto la verità: la fine non esiste!"
    "Cossssa?"
    "Sì, figliolo. Pensaci... perché il mondo è così bastardo?"
    "Ah, parché l'è sempre stà cussì, eora xè parché e xè la natura umana"
    "Ma non capisci? E' una prova!"
    "Odìo! Ma potevi dirmelo subito che te jeri el ispetore!! Vecio, 'scoltame, el contrato de lavoro xè andà perso, però vara dame tempo domatina e vado a farlo subito!"
    "Ma no, stolto! E' una prova divina?"
    "Vino!! Ah se beve eora!"
    "Tenta di seguirmi, ti prego. Divina significa di Dio. Dio è colui che ci ha creati, ci sta mettendo alla prova, e in base a come ci comportiamo ci premia o ci castiga"
    "Oh, n'altro che voe che lavori par lù. 'scolta, di a sto Dio ca vegna domatina ae nove e me diga cossa g'ho da fare e ca sia un fiatenin più chiaro parché no go capio un casso. E ora, scusame becco, ma 'go da andare a dormire che stanotte go da laorare par costruire e dighe del governator."
    "Aspetta, non hai capito"
    "No, vara, dighe queo ca te go dito e no romparme i cojoni"

    E gli chiuse la porta in faccia. Lì Filippo Pietro Antonio Michele Stefano capì il suo errore: si era solo rivolto alla persona sbagliata. Doveva trovare qualcuno bistrattato come lui. Andò quindi da Raimondo Derecco, un beone ridotto peggio di lui. Derecco era brutto, deforme, sporco, puzzava ed era totalmente ignorante. Veniva sfruttato da tutti come manovale, ma era tonto e si dimenticava di farsi pagare. E quando si ricordava di farsi pagare veniva picchiato perché i suoi lavori solitamente causavano più danni.
    Filippo Pietro Antonio Michele Stefano assunse un aria da paraculo e bussò.

    *TOC TOC*
    "Fììì?"
    "Buongiorno signor Derecco"
    "Oh, anhe lei è hua per un lavoro?"
    "No, no. Volevo parlare della fine"
    "La fine? Oh no! Fuole uccitermi?"
    "Noo, si tranquillizzi. Mi ascolti: la fine non esiste!"
    "Eh?"
    "La morte non esiste. O meglio esiste, ma dopo di essa c'è la salvezza?"
    "Hofa?"
    "Ma sì, ci pensi! Perché l'uomo è così bastardo?"
    "Uhm... non faprei, perhè?"
    "Facile: c'è un entità superiore che ci controlla e ci mette alla prova. Se ci comportiamo bene verremo premiati, altrimenti castigati"
    "Ah!! E huindi?"
    "Lei è sempre stato trattato male ma si è sempre comportato bene! Si salverà, e chi la tratta male verrà castigato!"
    "Taffero??"
    "Certo!"
    "Oh, fia lotato il fuo nome fignor Filippo Pietro Antonio Mihele Ftefano! Stafo per fuicitarmi, afefo tubbi, ma ateffo he mi ha detto huefto lo farò fubito perhé fo he ferrò premiato! Grazie, grazie, grazie!"

    E si taglò la giugulare lì. Filippo Pietro Antonio Michele Stefano aveva ancora fallito. Stavolta però era andata meglio; ce l'aveva quasi fatta! Allora decise, nuova regola: il suicidio è vietato. Stavolta andò da Roberto Vettone, uno sulla falsariga di Derecco, ma meno peggio. Gli espose tutto di nuovo, sottolineò più volte che il suicido era vietato perché la data della nostra morte è stata già scelta da Dio e cambiarla lo fa arrabbiare, e stavolta fece centro.
    Spostiamoci da Filippo Pietro Antonio Michele Stefano a Roberto Vettone adesso. Dovete sapere che Vettone era un avido bevitore, e assieme ai suoi amici faceva presenza fissa alla taverna VinoVulgaris. Quella sera, espose ai suoi simili compagni ciò che Filippo Pietro Antonio Michele Stefano gli aveva detto. All'inizio vi fu un po' di scetticismo, ma alla fine tutti erano convinti. Tra la gente dell'osteria vi era anche Religi Dalmacco, il monarca (anche se era un beone stupido) che nominò Roberto Vettone gran sacerdote e il giorno dopo impose a tutti di credere in questa usanza, che a suo nome venne chiamata religione. Filippo Pietro Antonio Michele Stefano si arrabbiò moltissimo perché Roberto Vettone era stato nominato sua vece. Ne parlò al re. Chiese consiglio al gran sacerdote su cosa fare, il quale risposte: "A morte". E così da una storia di inganni e frustrazioni nacque la religione.

    Quello che successe dopo è storia. Ma verrà raccontata un'altra volta. Nel prossimo capitolo? No. Nel prossimo capitolo parleremo di un altra teoria.

    --- To be continued ---

    Comments (2)

    Please wait...
    Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
    You didn't enter anything. Please try again.
    Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
    To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
    Your parent has turned off comments.
    Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
    You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
    Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
    Complete the security check below to finish leaving your comment.
    The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.

    To add a comment, sign in with your Windows Live ID (if you use Hotmail, Messenger, or Xbox LIVE, you have a Windows Live ID). Sign in


    Don't have a Windows Live ID? Sign up

    mak .wrote:
    waha geniale!
    15 Nov.
    Hai detto la probabile pura verità a cui ho sempre pensato da molto tempo, con una buona dose di ironia e il solito stile che mi fa amare tutti i tuoi post su questo blog!! Mi mancava, meno male che hai aggiornato, aspetto il prossimo, mi raccomando!
    Fa a 'mmodo! byee
    14 Nov.

    Trackbacks

    The trackback URL for this entry is:
    http://frankzappafan.spaces.live.com/blog/cns!BC3031469C85456A!1239.trak
    Weblogs that reference this entry
    • None