Jacopo's profileThe Radio is BrokenPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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October 04 Home by the Sea Piove. No, non metaforicamente, come accadde su "Seven Stones". Piove davvero. No, non in questo momento, ma, diciamo in un universo parallelo in questo momento piove e non è nemmeno Domenica, ma è tipo Venerdì. Venerdì, e un giovane impacciato, con una cartella pesantissima corre sotto la pioggia per andare a scuola. E' in ritardo. E' incredibile come un minuto di ritardo quando parti, diventino almeno 6-7 quando arrivi. Sospetto che ci sia una sorta di distorsione temporale personale che si attiva ogni volta che qualcuno è in ritardo: più corre, più il tempo rallenta. Certo, anche andando a velocità normale non cambia niente. Comunque torniamo al giovane. Doveva entrare nell'ingresso alle 7:55, ma non è nemmeno a metà strada e sono le 7:51. E la pioggia gelida gli cade in testa, mentre corre goffamente, sovvracaricato, con la gente che lo guarda come se fosse un alieno. In quei momenti tutto perde significato. Potresti trovare un bambino con il naso rotto per terra che supplica 50 centesimi per comprarsi da mangiare, e non vederlo nemmeno. Se poi aggiungiamo che alla prima ora hai la professoressa Pemonarini, il vero tiranno non solo della scuola, ma delle scuole, saresti pure capace di travolgerlo correndo. Ma intanto il tempo passa, e lui avanza lentamente, imbrattandosi di fango, perché preso dalla foga manco vede le pozzanghere. E' sudato, sporco, brutto, spettinato, con i capelli sciolti sulla nuca dalla pioggia. E ha freddo e paura. Ma è un eroe, e va avanti impavido, rischiando, tra l'altro di essere investito da qualche bicicletta. Finalmente, dopo un lungo calvario, arriva e sono nientemeno che le 8:02. 7 minuti di ritardo, che a scuola equivalgono a patacca e disonore. A questo punto, il giovane, pur maggiorenne, si ricorda tra l'altro, di aver lasciato il libretto a casa. Cosa fare dunque? Gli passa per la testa l'idea di restare fuori, ma un colpo di vento gelido e un rombo dal cielo gli fanno cambiare idea. Il nostro non si perde d'animo, prende il cellulare e telefona a suo padre, ma la voce della Vodafone gli ricorda che il suo credito è andato allegramente a farsi inculare. Come tenta di addebitare la chiamata il cellulare si spegne. Non aveva forse dimenticato qualcosa ieri sera? Oh sì! Di metterlo in carica. Beh, a questo punto torniamo a casa. Ma dove sono le chiavi? Beh, ovunque fossero, non erano certo nelle sue tasche. 8:06. Non resta che entrare. Tra l'altro si rende pure conto di trascinare una massa di fango non indifferente ad ogni passo. Come entra si attira già l'odio di tutti i bidelli. Ma il caso volle che la bidella Elisa si trovasse in quei paraggi. La fama di essere una stronza, la signora Elisa ce l'aveva da tempo, e l'unica che la superava da tempo era appunto la sola prof. Pemonarini. Ma di poco. Comunque la bidella Elisa lo blocca subito. "Giovanotto" dice, anzi, ringhia "di qua non si passa. Hai trascinato fango dappertutto, ho appena finito di pulire, non ti permetterò di andare anche su". "Vede" balbetta il giovane "signora, io sono in ritardo, ho compito alla prima ora, e sono già in iper ritardo, la prego, mi faccia salire, la Pemonarini non ammette ritardi" "Intanto si chiama PROFESSORESSA EDGA PEMONARINI. Voi giovani non portate più rispetto, e ad ogni modo non mi interessa assolutamente niente. Inoltre sei così in ritardo che non ti ammetterebbero alle lezioni. Tu stai qua sotto a pulirti le scarpe e a pulire dove hai sporcato fino al suono della seconda ora". (Attenzione, a questo punto subentra anche un finale alternativo, che pubblicherò quando avrò voglia di scriverlo) Il nostro quindi resta a pulire fino al suono della campana. A quel punto ferito nell'orgoglio, ma non fisicamente scappa sopra. Si ferma in bagno 5 minuti, per non incontrare la Pemonarini, poi finalmente esce. Mancano 10 metri all'ingresso. 5. 3. 2. Ad un tratto la porta si apre. Esce la Pemonarini. Il fiato si ferma, il sangue si gela, le gambe si bloccano, la pelle sbianca. Da fare invidia a Michelangelo. La Pemonarini si gira verso di lui, lampi le escono dagli occhi. "Giovanotto" sibila "così entriamo alla seconda ora per saltare il compito, eh?" "N-no, signora, p-posso spiegarle tutto" "Oh, scusa, avrei proprio voglia di sentire le tue patetiche scuse, ma non ho proprio tempo. Devo andare a fare lezione nella succursale. Sappi solo che l compito lo farai domani. Con metà del tempo in meno e col doppio degli esercizi" A questo punto tutto sembra perduto, il giovane entra a testa bassa. Si siede al suo posto, tira fuori il libro di Geografia. Oh, no! Dov'è il libro? Dov'è? "Basta" pensa il giovane "come la va, la va. Gli dico che l'ho dimenticato e uso quello del compagno di banco". Entra il professore, si siede alla cattedra. "Ragazzi, oggi interrogo" "Nooo, prof, daiiii" "Non preoccupatevi, so che gli argomenti sono difficili, ma vi lascio il libro aperto. Allora, vediamo un po' chi interrogare oggi... sentiamo..." Beh, potrete pur immaginare chi venne chiamato, e chi fece la sua figura di pero davanti all'intera classe. Ma in fin dei conti, anche lui è un eroe. Un eroe senza nome. Magari non verrà ricordato nei libri di storia. Ma in questo blog sì. Ed è già qualcosa, no? Comments (3)
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