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Jacopo Muneratti

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Tutto iniziò quando mia madre venne fecondata e mi partorì. Attualmente sono in vita, e tutto quanto finirà quando schiatterò.

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The Radio is Broken

Storie di vita (non) vissuta
14 novembre

La teoria : I - A Trick of the Tail

Venne il tempo in cui un uomo, con la barba bianca, un pastore, si sedette sulla spiagga a contemplare il fiume.Egli non aveva certo avuto una buona giornata. Qualche stronzo gli aveva, infatti, rubato tutte le pecore. Sua moglie lo aveva tradito ed era scappata con quel bellimbusto del vicino, e la legge si rifiutava di tutelarlo perché non aveva abbastanza soldi.
Si chiedeva tra se e se, se tutto fosse finito lì. Non c'era forse punizione? A che serve essere onesti?

La risposta corretta era, ovviamente, "a niente". Ma il pastore con lo sguardo perso sulle onde che si frastagliavano ci rimase a pensare su, e pensava, e pensava. E con un atmosfera del genere la bottiglia di vino appariva ancora più bella. Quindi cominciò a bere e pensare, bere e pensare, bere e pensare, bere e pensare finché non fu completamente ubriaco.
A questo punto cominciò nella sua testa un delirio assurdo; forse la fine non c'è mai, forse è proprio quello che c'è dopo la presunta fine il nostro premio o castigo, forse l'uomo è così bastardo perché è messo alla prova da un'entità superiore che nemmeno noi possiamo immaginare. Ma certo, doveva essere così!
Quindi, ancora stordito dall'alcool si alzò da dov'era seduto, andò in paese e bussò di porta in porta: il mondo doveva sapere.

Cominciò da Franceschi, il manovale che aveva il turno di notte.

*TOC TOC*
"Chi xe, che so drio dormire, che a go da lavorare stanote, cielo bestia!" (nota, a quei tempi le bestemmie non erano ancora state inventate)
"Salve, sono Filippo Pietro Antonio Michele Stefano"
"Senti, sito drio torme par el cuò? Vara che no go voia. No te po essere 5 persone"
"No, figliolo, non hai capito. Il mio nome è Filippo Pietro Antonio Michele Stefano"
"Va beh, va beh. Sa voto da mì? Chi casso sito?"
"Sono il pastore"
"Ah! Il becco! E cosa poso fare par ti, becco?"
"Figliolo, rimangia le tue parole, perché credimi, presto te ne pentirai"
"Sito drio minaciarme? Vara che toò 'na clava e tea meto su par il cuo"
"No, no, ascoltami. Cosa pensi succeda quando muoriamo?"
"Un cazzo. Muoriamo e basta"
"Ebbene no, ho scoperto la verità: la fine non esiste!"
"Cossssa?"
"Sì, figliolo. Pensaci... perché il mondo è così bastardo?"
"Ah, parché l'è sempre stà cussì, eora xè parché e xè la natura umana"
"Ma non capisci? E' una prova!"
"Odìo! Ma potevi dirmelo subito che te jeri el ispetore!! Vecio, 'scoltame, el contrato de lavoro xè andà perso, però vara dame tempo domatina e vado a farlo subito!"
"Ma no, stolto! E' una prova divina?"
"Vino!! Ah se beve eora!"
"Tenta di seguirmi, ti prego. Divina significa di Dio. Dio è colui che ci ha creati, ci sta mettendo alla prova, e in base a come ci comportiamo ci premia o ci castiga"
"Oh, n'altro che voe che lavori par lù. 'scolta, di a sto Dio ca vegna domatina ae nove e me diga cossa g'ho da fare e ca sia un fiatenin più chiaro parché no go capio un casso. E ora, scusame becco, ma 'go da andare a dormire che stanotte go da laorare par costruire e dighe del governator."
"Aspetta, non hai capito"
"No, vara, dighe queo ca te go dito e no romparme i cojoni"

E gli chiuse la porta in faccia. Lì Filippo Pietro Antonio Michele Stefano capì il suo errore: si era solo rivolto alla persona sbagliata. Doveva trovare qualcuno bistrattato come lui. Andò quindi da Raimondo Derecco, un beone ridotto peggio di lui. Derecco era brutto, deforme, sporco, puzzava ed era totalmente ignorante. Veniva sfruttato da tutti come manovale, ma era tonto e si dimenticava di farsi pagare. E quando si ricordava di farsi pagare veniva picchiato perché i suoi lavori solitamente causavano più danni.
Filippo Pietro Antonio Michele Stefano assunse un aria da paraculo e bussò.

*TOC TOC*
"Fììì?"
"Buongiorno signor Derecco"
"Oh, anhe lei è hua per un lavoro?"
"No, no. Volevo parlare della fine"
"La fine? Oh no! Fuole uccitermi?"
"Noo, si tranquillizzi. Mi ascolti: la fine non esiste!"
"Eh?"
"La morte non esiste. O meglio esiste, ma dopo di essa c'è la salvezza?"
"Hofa?"
"Ma sì, ci pensi! Perché l'uomo è così bastardo?"
"Uhm... non faprei, perhè?"
"Facile: c'è un entità superiore che ci controlla e ci mette alla prova. Se ci comportiamo bene verremo premiati, altrimenti castigati"
"Ah!! E huindi?"
"Lei è sempre stato trattato male ma si è sempre comportato bene! Si salverà, e chi la tratta male verrà castigato!"
"Taffero??"
"Certo!"
"Oh, fia lotato il fuo nome fignor Filippo Pietro Antonio Mihele Ftefano! Stafo per fuicitarmi, afefo tubbi, ma ateffo he mi ha detto huefto lo farò fubito perhé fo he ferrò premiato! Grazie, grazie, grazie!"

E si taglò la giugulare lì. Filippo Pietro Antonio Michele Stefano aveva ancora fallito. Stavolta però era andata meglio; ce l'aveva quasi fatta! Allora decise, nuova regola: il suicidio è vietato. Stavolta andò da Roberto Vettone, uno sulla falsariga di Derecco, ma meno peggio. Gli espose tutto di nuovo, sottolineò più volte che il suicido era vietato perché la data della nostra morte è stata già scelta da Dio e cambiarla lo fa arrabbiare, e stavolta fece centro.
Spostiamoci da Filippo Pietro Antonio Michele Stefano a Roberto Vettone adesso. Dovete sapere che Vettone era un avido bevitore, e assieme ai suoi amici faceva presenza fissa alla taverna VinoVulgaris. Quella sera, espose ai suoi simili compagni ciò che Filippo Pietro Antonio Michele Stefano gli aveva detto. All'inizio vi fu un po' di scetticismo, ma alla fine tutti erano convinti. Tra la gente dell'osteria vi era anche Religi Dalmacco, il monarca (anche se era un beone stupido) che nominò Roberto Vettone gran sacerdote e il giorno dopo impose a tutti di credere in questa usanza, che a suo nome venne chiamata religione. Filippo Pietro Antonio Michele Stefano si arrabbiò moltissimo perché Roberto Vettone era stato nominato sua vece. Ne parlò al re. Chiese consiglio al gran sacerdote su cosa fare, il quale risposte: "A morte". E così da una storia di inganni e frustrazioni nacque la religione.

Quello che successe dopo è storia. Ma verrà raccontata un'altra volta. Nel prossimo capitolo? No. Nel prossimo capitolo parleremo di un altra teoria.

--- To be continued ---

05 ottobre

Second Home by the Sea

Il finale alternativo dell'altra storia. Poiché è alternativo, direi di cambiare la narrazione da presente semplice a passato remoto.

Eravamo arrivati quando la bidella Elisa diceva al malcapitato:
"Sei così in ritardo che non ti ammetterebbero alle lezioni. Tu stai qua sotto a pulirti le scarpe e a pulire dove hai sporcato fino al suono della seconda ora"
A quel punto memore di quanto gli accadde quella mattina, al nostro venne un impeto di orgoglio. E porca miseria, si era forse fatto tutta la strada sotto la pioggia, rovinando il cappotto nuovo nel fango per questo?
Prese un bel respiro: "Senta" urlò, ma senza avere il coraggio di fissarla negli occhi "mi vede come sono ridotto? Non ha un briciolo di umanità per un povero studente?"
"Oh certo, tesoro" sbottò lei ironica "vuoi forse che ti offra una cioccolata calda?"
A quel punto la rabbia interiore del nostro aumentò a dismisura. In qualsiasi altra mattina, sarebbe tornato a testa bassa a sedersi fino all'inizio della seconda ora. Ma quella mattina no.
Senza pensare alle possibili conseguenze diede una spallata alla bidella Elisa, rischiando, tra l'altro, di farla cadere e proseguì spedito.
"MASCALZONE!" gli urlava quella "TI FARO' AVERE VISITE DALLA PRESIDE"
Il giovane non la sentì nemmeno, e inoltre, non gliene poteva fregare molto: la bidella Elisa non sapeva il suo nome, e d'altra parte era così tonta e ricoglionita che si sarebbe dimenticata la sua faccia nel giro di pochi minuti. E anche la faccia del giovane.
Arrivato davanti alla porta, si fermò. Prese un bel respiro e bussò.
Nessuna risposta.
Sempre più agitato, bussò una seconda volta. Niente.
"Forza" pensò "un bel respiro e andiamo". Aprì la porta, stava già per bofonchiare qualche scusa, quando si accorse che l'aula era completamente vuota. Non se la spiegava proprio. Ad un certo punto il lampo di genio: "che giorno è oggi?"
Oggi era il 5 Ottobre. Controllò sul registro: a causa di uno sciopero indetto dai Cobas, non si sarebbe potuta garantire la continuità delle lezioni". Che in soldoni voleva dire "se vieni sei stupido, stanno tutti a casa a scioperare". E la Pemonarini aveva scioperato. Oh, cara, dolce, piccola merdina
sclerotica. La sua gioia però venne interrotta quando si rese conto di aver corso come un idiota e di essersi quasi cacciato nei guai per un niente.
Ma non importa, dopotutto, la vita dello studente è questa: tanto sacrificio per nulla, e un piccolo contentino per tenerti tranquillo. Insomma, la morale dello studente è "non importa che vada bene, basta che non vada male".




Due piccole osservazioni:

1- questo finale fa schifo
2- l'intera storia non è autobiografica, ma è basata su cose che sono successe davvero. Alcune a me, altre no
04 ottobre

Home by the Sea

Piove. No, non metaforicamente, come accadde su "Seven Stones". Piove davvero. No, non in questo momento, ma, diciamo in un universo parallelo in questo momento piove e non è nemmeno Domenica, ma è tipo Venerdì.
Venerdì, e un giovane impacciato, con una cartella pesantissima corre sotto la pioggia per andare a scuola. E' in ritardo. E' incredibile come un minuto di ritardo quando parti, diventino almeno 6-7 quando arrivi. Sospetto che ci sia una sorta di distorsione temporale personale che si attiva ogni volta che qualcuno è in ritardo: più corre, più il tempo rallenta. Certo, anche andando a velocità normale non cambia niente.
Comunque torniamo al giovane. Doveva entrare nell'ingresso alle 7:55, ma non è nemmeno a metà strada e sono le 7:51. E la pioggia gelida gli cade in testa, mentre corre goffamente, sovvracaricato, con la gente che lo guarda come se fosse un alieno.
In quei momenti tutto perde significato. Potresti trovare un bambino con il naso rotto per terra che supplica 50 centesimi per comprarsi da mangiare, e non vederlo nemmeno.
Se poi aggiungiamo che alla prima ora hai la professoressa Pemonarini, il vero tiranno non solo della scuola, ma delle scuole, saresti pure capace di travolgerlo correndo. Ma intanto il tempo passa, e lui avanza lentamente, imbrattandosi di fango, perché preso dalla foga manco vede le pozzanghere. E' sudato, sporco, brutto, spettinato, con i capelli sciolti sulla nuca dalla pioggia. E ha freddo e paura. Ma è un eroe, e va avanti impavido, rischiando, tra l'altro di essere investito da qualche bicicletta.
Finalmente, dopo un lungo calvario, arriva e sono nientemeno che le 8:02. 7 minuti di ritardo, che a scuola equivalgono a patacca e disonore. A questo punto, il giovane, pur maggiorenne, si ricorda tra l'altro, di aver lasciato il libretto a casa. Cosa fare dunque? Gli passa per la testa l'idea di restare fuori, ma un colpo di vento gelido e un rombo dal cielo gli fanno cambiare idea. Il nostro non si perde d'animo, prende il cellulare e telefona a suo padre, ma la voce della Vodafone gli ricorda che il suo credito è andato allegramente a farsi inculare. Come tenta di addebitare la chiamata il cellulare si spegne. Non aveva forse dimenticato qualcosa ieri sera? Oh sì! Di metterlo in carica. Beh, a questo punto torniamo a casa. Ma dove sono le chiavi? Beh, ovunque fossero, non erano certo nelle sue tasche.
8:06. Non resta che entrare. Tra l'altro si rende pure conto di trascinare una massa di fango non indifferente ad ogni passo. Come entra si attira già l'odio di tutti i bidelli. Ma il caso volle che la bidella Elisa si trovasse in quei paraggi. La fama di essere una stronza, la signora Elisa ce l'aveva da tempo, e l'unica che la superava da tempo era appunto la sola prof. Pemonarini. Ma di poco.
Comunque la bidella Elisa lo blocca subito. "Giovanotto" dice, anzi, ringhia "di qua non si passa. Hai trascinato fango dappertutto, ho appena finito di pulire, non ti permetterò di andare anche su".
"Vede" balbetta il giovane "signora, io sono in ritardo, ho compito alla prima ora, e sono già in iper ritardo, la prego, mi faccia salire, la Pemonarini non ammette ritardi"
"Intanto si chiama PROFESSORESSA EDGA PEMONARINI. Voi giovani non portate più rispetto, e ad ogni modo non mi interessa assolutamente niente. Inoltre sei così in ritardo che non ti ammetterebbero alle lezioni. Tu stai qua sotto a pulirti le scarpe e a pulire dove hai sporcato fino al suono della seconda ora".
(Attenzione, a questo punto subentra anche un finale alternativo, che pubblicherò quando avrò voglia di scriverlo)
Il nostro quindi resta a pulire fino al suono della campana. A quel punto ferito nell'orgoglio, ma non fisicamente scappa sopra. Si ferma in bagno 5 minuti, per non incontrare la Pemonarini, poi finalmente esce. Mancano 10 metri all'ingresso. 5. 3. 2. Ad un tratto la porta si apre. Esce la Pemonarini. Il fiato si ferma, il sangue si gela, le gambe si bloccano, la pelle sbianca. Da fare invidia a Michelangelo. La Pemonarini si gira verso di lui, lampi le escono dagli occhi.
"Giovanotto" sibila "così entriamo alla seconda ora per saltare il compito, eh?"
"N-no, signora, p-posso spiegarle tutto"
"Oh, scusa, avrei proprio voglia di sentire le tue patetiche scuse, ma non ho proprio tempo. Devo andare a fare lezione nella succursale. Sappi solo che l compito lo farai domani. Con metà del tempo in meno e col doppio degli esercizi"
A questo punto tutto sembra perduto, il giovane entra a testa bassa. Si siede al suo posto, tira fuori il libro di Geografia. Oh, no! Dov'è il libro? Dov'è? "Basta" pensa il giovane "come la va, la va. Gli dico che l'ho dimenticato e uso quello del compagno di banco".
Entra il professore, si siede alla cattedra. "Ragazzi, oggi interrogo"
"Nooo, prof, daiiii"
"Non preoccupatevi, so che gli argomenti sono difficili, ma vi lascio il libro aperto. Allora, vediamo un po' chi interrogare oggi... sentiamo..."

Beh, potrete pur immaginare chi venne chiamato, e chi fece la sua figura di pero davanti all'intera classe. Ma in fin dei conti, anche lui è un eroe. Un eroe senza nome. Magari non verrà ricordato nei libri di storia. Ma in questo blog sì. Ed è già qualcosa, no?
13 settembre

Los Endos

Avete presente quei momenti in cui tutto è così bello che vi mancano le parole? Tipo quando i Genesis alla fine di "Los Endos" (A Trick of The Tail, 1976) riprendono il tema di "Squonk" strumentale, e voi rimanete lì così, come dei cretini a bocca aperta?

Mi è successo stamattina, leggendo qualche news arrettrata. Dico di rimanere come un cretino a bocca aperta, ma non perché tutto fosse bello. Riassumo in parole povere: Brunetta ha detto che gli artisti sono dei parassiti, e Bondi gli ha dato ragione.
In questa maniera, Brunetta non ha offeso una sola categoria di lavoratori: ha offeso direttamente un "contenitore" di categorie, perché artista può voler dire molte cose... musicista, regista, attore, pittore, scrittore, poeta, disegnatore, fotografo ecc ecc, dimostrando a che punto è arrivata l'Italia (sempre per citare un altro Artista con la A maiuscola, che se fosse in vita sarebbe probabilmente chiamato parassita anche lui, peraltro dimostrando che "un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore troppo, troppo vicino al buco del culo". A questo punto io aggiungerei "anche il cervello").
Bondi, invece, ha dimostrato di essere la persona più incompetente dell'universo, visto che è il ministro della Cultura, e dovrebbe tutelarla, anche perché il molliccio e molliccoso Bondi si autodefinisce un poeta (anche se le sue poesie fanno, di fatto cagare), quindi teoricamente rientrerebbe nel "contenitore" sul quale Brunetta ha sputato sopra (non si è limitato a sputarci sopra, si è anche soffiato il naso e appena si è sentito male ci ha pure vomitato sopra).

Brunetta, ovviamente, si giustificherà dicendo che intendeva solo quelli che non lavorano. Mio caro, Brunetta, prima che tu lo faccia, sappi già che la scusa del "sonostatofrainteso" la usa già qualcun'altro, in secondo luogo sappi che chi non lavora non fa l'amore: quindi non è colpa sua, non sai di questi tempi (almeno per un musicista) quanto sia difficile trovare un ingaggio, con tutti quei sample e quel tunz tunz tunz. Ergo, in ogni caso, non solo hai cagato fuori dalla tazza, ma hai anche rovinato la preziosissima moquette ricamata.

In secondo luogo lo stereotipo che produrre arte non costi fatica, c'era già abbondantemente prima, senza il bisogno che un ministro Italiano lo alimentasse.
Michele Placido vuole querelare Brunetta, e io lo appoggio. Anzi, invito qualsiasi artista con un po' di coscenza a farlo. E a tutti gli artisti che nonostante questo continuano ad appoggiare questo governo... beh, sarà meglio per voi che abbiate un po' di soldi per farvi raccomandare da qualcuno, perché leccare il culo a Brunetta non vi porterà da nessuna parte.

L'Italia una volta era conosciuta per essere il paese delle belle Arti, degli spaghetti, di Berlusconi e della mafia. Adesso, i ministri dello stato Italiano fanno questi discorsi, e i Cinesi dicono di aver inventato loro gli spaghetti. Quindi, riassumete, e cosa verrà fuori?

Disgustato. Profondamente.

23 agosto

Seven Stones

Piove. Non fuori, anzi c'è fin troppo caldo. Un caldo di merda, di quelli che ti tolgono le forze, ti mettono un sonno pazzesco e ti fanno perdere pure kili. Piove dentro di me, e non mi riferisco solo all'incessante attività dei miei succhi gastrici. Vedo l'ignoranza che dilaga, vedo le persone affermare sempre le stesse cagate smentite più volte, con una saccenza tale da aver rotto il cazzo al mondo intero, anche se il proprio ego è talmente grande da non farglielo capire, o quantomeno da nasconderglielo. Gente che ha le proprie convinzioni, che è anche giusto, sebbene queste convinzioni sono dovute ad una selezione distorta della realtà, e da un voler fare la persona saggia in una vita immatura nella quale la pappa non solo è sempre stata pronta, ma anche già servita in piatti di lusso, ma che comunque si sente in diritto di dire a gli altri quali siano le idee giuste e quali no. Gente che appena viene contestata in maniera accesa la prende come un aver ragione, pensando che la contestazione sia dovuta al fatto che uno non sa come rispondere, quando invece è dovuta al fatto che la cagata sparata è talmente grossa da essere diventata offensiva. La stessa reazione che nella mente bacata di costoro causa il silenzio, spesso dovuto da impegni personali molto più importanti di loro oppure semplicemente dal fatto che ci si è rotti le palle di discutere con un cretino di mente ristretta, che vede tutti quelli che non sono d'accordo con la sua visione degenerata della realtà come gente che seleziona la vita in cui vivere.

Giuro, ogni volta che ci penso mi viene dolore allo stomaco. Molto forte, peraltro.

Quindi mi sono rivolto al dottor Fruttibori. Fruttibori è un dottore molto speciale, in quanto non esiste. Ma è un ottimo dottore. Purtroppo come tutti gli ottimi dottori ha una sala d'attesa nella quale aspettare è insopportabile. C'è sempre qualche vecchietta rompicoglioni con la tosse che tenta di passarti davanti, e che se le fai notare che è il tuo turno risponde "ecco il rispetto per gli anziani. E tagliati i capelli", o qualche bambino che o corre per tutto l'ambulatorio, oppure simpaticamente vomita sul pavimento.

Dopo una lunga, interminabile coda finalmente riesco ad entrare da Fruttibori. Fruttibori, se esistesse sarebbe una persona seria, non amerebbe i convenievoli. Quindi mi impone subito di esporgli i problemi. Gli spiego la situazione, che quando sento idiozie mi viene un male allo stomaco fortissimo. Non ho ancora finito la frase che lui ha già capito. Prende carta e penna e scrive. Sono malato di poniacefalofobia, un intolleranza strana. Mi spiego, posso trattare con indifferenza l'ignoranza. Posso pure divertirmi guardando la stupidità. Ma se le due cose si uniscono mi causano problemi allo stomaco. "E quindi?" gli chiedo. Niente, o divento poniacefaloide anch'io, oppure i dolori allo stomaco cresceranno per tutta la vita. Non solo, ma aumenteranno anche.

Quindi esco dallo studio impaurito, spaesato, ben conscio che non potrò mai diventare poniacefaloide fino a tal punto e che quindi dovrò sopportare furiosi mal di stomaco per il resto della mia vita, mi chiedo a quanti anni avrò la mia prima ulcera, vista la grande presenza di poniacefaloidi nel mondo, ma soprattutto qua in questo stupendo Nord Italia.

Provo almeno a pensare da tale. Mi avvicino ad una vetrina, vedo un paio di scarpe costosissime. Entro e dico a me stesso "devo comprarle, devo riuscirci".
"Salve, vorrei comprare quel paio di scarpe lì, in sconto"
"Quelle con il davanti rotto e i lacci sfilacciati?"
"Sì esatto, proprio loro"
"Ecco sì. Le provi"
[dopo qualche minuto, le riporto]
"Chiedo scusa, ma ci dev'essere un errore. Io le ho chiesto un 43, questo qua è minimo minimo un 35"
"Ma no, questo è un 43, deve essere stretto per forza"
"Ah.. ok. Eccole i 500 euro"
"No, guardi, era il prezzo vecchio, i saldi son finiti, costano 850 euro"
"850? Ok, forse sono troppi, tornerò quando avrò risparmiato"
"Eh, la capisco. Dopotutto è importante risparimiare per seguire la moda. Solo così si può esprimere a fondo la propria personalità.... ehi, ma... signore cosa le succede? Ha male allo stomaco? Perché si contorce così?"

E così, nemmeno provandoci duramente riuscii a comportarmi da poniacefaloide. A questo punto, farò amicizia con la mia cara nuova amica Gastrite, che per ora è ancora giovane, ma presto sarà donna e si chiamerà Ulcera. E io so già che tutti sbaglieranno in Ursula. Com'è successo ad un mio amico che aveva un disturbo simile, solo che a lui veniva l'herpes. Poi tutti quanti si sbagliavano e lo chiamavano Hermes, e lui ci stava tanto male poverino. Herpes dico, al mio amico non gliene fregava un cazzo.

Ma a questo punto mi sovviene un'idea. Forse potrei chiamarla Ursula e portarla al suicido. Con Herpes è riuscito. Forse dopo tutto il dottor Fruttibori non è infallibile! Horray!
25 luglio

Pantagruel's Nativity

Ho qua un elmetto temporale, nel quale è registrata la memoria del XX secolo. Lo caccerò sulla mia fitta capigliatura, e comincerò a vedere. Anzi a ricordare. Ecco qua, ho dovuto raccogliere i capelli ma ce l'ho fatta. Lo accendo.

*BWZZZPTTT*

Ricordo... Ricordo che una volta si aspettava per ore una lettera della/del propria/o amata/o davanti a casa oppure la telefonata assiduamente attaccati al telefono "e tu non osare avvicinarti perché potrebbe telefonare adesso e se trova occupato chissà se richiama", in trepidazione tale da risultare insopportabile per chi ti stava intorno. Adesso ci si emoziona "xk il mio amo m ha mandato l sms della bunantt!!"

Ricordo che una volta ci si emozionava per tre parole: "Ti voglio bene". Adesso ci si emoziona per tre lettere: "TVB". Forse abbiamo imparato ad accontentarci di poco.

Ricordo che si usciva la notte per passeggiare e scrivere sui muri il nome dell'amata. Adesso se esci di notte becchi qualche fuori di melone, e anche nel caso che tu arrivi a scrivere qualcosa sul muro sarà "(nome) e (nome) x sempre, tauk"

Ricordo che musicalmente la Germania era famosa per i Kraftwerk, adesso lo è per i Tokio Hotel

Ricordo che c'erano moltissimi iscritti al partito comunista. Adesso il 90% di essi è tesserato a Forza Italia.

Ricordo che in televisione c'era Carosello. Adesso c'è la Ventura.

Ricordo che ci si metteva tutti in coda per andare a vedere il nuovissimo film al cinema. Adesso l'ho già visto, grazie ad Emule.

Ricordo che il DJ era quello che lavorava alla radio. Adesso è quello che fa partire tunztunztunztunztunzbrazppptttpzzzfpppgg e che dice al microfono cazzate senza senso del tipo "lasciate che la musica vi apra la mente e il vostro ego salga in cielo".

Ricordo che l'Italia era famosa per le belle arti. Adesso lo è per un premier che si fa le minorenni.

Ricordo che "stasera si fa il desfo perché ci sono i Led Zeppelin al Vigorelli di Milano" (nota: sappiamo tutti com'è andata a finire). Adesso "stasera si fa il desfo perché ci sono i Finley al Forum di Assago"

Ricordo che Giovanni Pascoli, Giacomo Leopardi e Ugo Foscolo, sebbene non di quell'epoca toccavano il cuore dei giovani e li emozionavano. Adesso lo fa Federico Moccia.

*click*

Ho spento, non ricordo più niente.

Ma non lasciatevi trarre in inganno, in un certo senso sono contento così, non potrei fare a meno del cellulare o del computer o dei CD (i vinili hanno un fascino bellissimo, ma sono ingombranti e contengono solo fino a 50 minuti di musica. Ah, e fanculo l'ipod!). E ad ogni modo questa è l'evoluzione. Sì, siamo tutti diventati stupidi, non riusciamo più a parlare e a scrivere correttamente, dovendo abbreviare tutto, ma in fin dei conti è questa l'evoluzione. Tanto per citare i Devo, l'uomo si è sempre de-evoluto.

Senza fare troppi giri, provate a pensare all'uomo com'era prima che scoprisse il fuoco: aveva dei dentoni enormi che gli servivano a lacerare la carne. Una volta scoperto il fuoco i denti grossi sono diventati piccoli, in quanto inutili e ingombranti così grossi.

Lo stesso è accaduto adesso con la capacità di ragionare. E' diventata inutile e ingombrante così grossa, quindi semplicemente si sta diminuendo.

Nel 2100 comunicheranno tutti parlando tipo "X?" "K!".



HEYEHEH HOLD ON!


23 luglio

Black Cat

Orbene è il 2009. E' un anno speciale. Forse perché è il primo anno con un presidente degli USA nero?
No, cari amici, vi sbagliate.

E' un anno speciale perché:

  • il significato di "schierarsi politicamente", ha improvvisamente assunto una connotazione negativa
  • essere compatiti e lasciati perdere, improvvisamente significa aver vinto
  • si può passare un intera vita sbandierando ideali, ma dicendo di ammirare politicamente qualcuno con idee totalmente opposte, salvo screditarlo appena costui si iscrive ad un partito (anche se, di fatto, era sempre stato schierato)
  • non andare a votare è la massima espressione di democrazia
  • si può votare la maggioranza, ma nello stesso tempo dichiararsi di un partito dell'opposizione e dire all'opposizione di che partiti ha bisogno
  • i concerti senza politica sono diventati di moda
  • "che ridere" è diventata la difesa maggiore
  • i Nazisti improvvisamente sono diventati di sinistra
  • all'affermazione "sei un maleducato" ci si giustifica dicendo "me ne frego"
A questo punto mi aspetto grandi cose dal 2010.

-in sottofondo, assolo di Gary Green su "The House, The Street, The Room"-